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Vecchio che soffre (1882) V. Van Gogh

Vecchio che soffre (1882) V. Van Gogh
(Fiammetta Filaci)

Avverto i passi dietro le spalle. Mi seguono. Inutile nascondersi, sanno dove trovarti. Sento i loro fiati, bisbigliano, borbottano, sussurrano, gridano, urlano. Sono tornate. Ritornano sempre, non mi permettono di ascoltare gli altri. Scuoto forte la testa ma resistono.
Borderline, schizofrenico, ossessivo, psicotico, bipolare. No! Non fate diagnosi! Non cercate una cura! Le voci sono maledettamente vere, non sono allucinazioni. Ognuna ha un suo timbro, una sua personalità. Aggrediscono la mia identità, riemergono ostinate, mi occupano interamente, dilagano dentro.
Le voci sono la mia unica realtà. Vere, vive, forti, hanno preso possesso di me. Sono stato ovunque con loro, mi sballottano, mi portano in giro, decidono. Non sono mai lo stesso.
La mente va altrove. Viaggio in spazi infiniti. Mi sento forte, carico di energia, onnipotente, debole, spossato, inutile. Mai solo. Indosso il casco, attorno camici bianchi, una scossa, un’altra ancora.
Finalmente silenzio.
987
Catania 30 aprile 2020

Vecchio che soffre